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Paura, sempre più intensamente e sempre più spesso questo è quel che provo quando cominciano le urla disumane, da ledere i timpani da una stanza all'altra, tra improperi, insulti, umiliazioni… nessuno interviene eppure ho avuto modo di constatare che si sente anche oltre il nostro isolato. Io non posso far nulla, dipendo in tutto e per tutto e quindi la mia presenza aumenterebbe solo la ferocia di questo forte odio nei confronti dei viventi in generale e della famiglia in particolare,dei figli perché non sono a sua completa disposizione e della moglie perché in questa guerra dichiarata unilateralmente non si schiera contro i figli. Io non ho la sua forza che, seppur malata e in attesa di intervento (sì, è un lazzaretto questa casa in cui sono un inutile ospite vegetante a carico debbo stare sempre attento a parlare poco, che qualsiasi cosa dica mi si ritorce contro), sopporta in silenzio attendendo che si attenui lo sfogo, non mostrando le lacrime e confidando che la violenza resta solo psicologica, ancora non si concretizza fisicamente. Ma io no, io ho sempre più paura e sempre più desidererei chiudermi a chiave in questa maledetta camera, seduto davanti ad un vecchio PC spento acciaccato quasi quanto me con i suoi 17 anni di attività indefessa… poi 14 anni fa abbiam cominciato a perdere colpi, io più rapidamente di lui… ora lo accendo, digitare su questa tastiera dalle lettere abrase rallenta le lacrime. Vorrei chiudermi, per sentirmi più tranquillo, ma la serratura è rotta, la chiave consumata e la toppa incastrata… del resto pure lo scrocco è consumato e la maniglia non ritorna su da sola, debbo spesso smuovere manualmente lo scrocco e/o spingere su la maniglia per far sì che il venticello debole ma sospirato di questa atroce estate non la riapra ad “effetto spiriti maligni”. Seduto con gli occhiali da sole casomai qualcuno entrando mi veda davanti al monitor con gli occhi bagnati; non reggerebbe la scusa che sia colpa del monitor, si sa che risale ad un periodo in cui ancora potevo permettermi spese di qualità e non affatica gli occhi. Ma poi, chi mai potrebbe entrare? Siam solo io, mio padre e mia madre in casa, e lui è preso dall’urlare contro di lei la rabbia nei confronti del mondo intero a partire dai figli, se si sposta dalla cucina le urla lo rendono individuabile con precisione lungo il corridoio come un sommergibile ai sonar. Non ho idea di quale sia questa volta la causa scatenante, forse mio fratello non può venire questa domenica con le bimbe (il sacro rito del pranzo domenicale dal nonno!), o forse un gatto ha miagolato in strada, ogni scusa è buona. Ma la cosa che mi fa più paura è che sempre più mi convinco che io a breve diventerò come lui (ed io non ho neanche una moglie che mi possa sopportare, quindi mi sa che diventerò peggio ancora). Non era così quando ero bambino. Per carità, egocentrico e permaloso sì, ma pronto a scatenare il festival dell’urlo per presunta mancanza di ossequio, di deferenza, quello no; del resto eravamo bambini educati ed obbedienti; ma essenzialmente, lui, nonostante i gli eventi ferali in cui la vita ha abbondato, era comunque una persona positiva. Ora non più, è davvero una polveriera di rancore e frustrazione. E non solo fa da comburente al mio pessimismo, ma alimenta proprio le mie paure, su cosa sono e cosa diventerò. Ma poi… che vi tedio a fare? Volevo solo sfogarmi componendo queste sensazioni in terzine incatenate, un Inferno attualizzato e dissacrato. Ma non sto riuscendo a fare versi, non riesco neanche a trovare una rima in -òne per firmarmi nel verso accodato ad un’ultima terzina «di ioffa vana storia da coglione.», unico endecasillabo composto nella mente. Spengo. Il PC, non me… per il mio spegnimento, non so più in che referti sperare dalle visite più recenti.
ioffa, 29/08/2026